
La Regione Piemonte ha approvato il 24 novembre 2025 una deliberazione in materia di tracciabilità sull’utilizzo agronomico dei gessi di defecazione da fanghi di depurazione sui suoli della regione Piemonte.
L’utilizzo dei cosiddetti “gessi” è oggetto del decreto legislativo n. 99 del 17 gennaio 1992 che rimanda alle regioni di stabilire i criteri di tracciabilità.
La regione Piemonte, con la nuova deliberazione, ha voluto introdurre una stretta autorizzativa. Viene infatti specificato come i “gessi”, identificati come “correttivi” siano a tutti gli effetti da considerarsi fertilizzanti e, come tali, sottoposti a vincoli previsti da tale categoria. Pertanto, all’azienda che intende utilizzare i GDFD (gessi di defecazione da fanghi di depurazione) debbano inviare almeno 10 giorni prima, una comunicazione preventiva o notifica agli enti interessati.
Tale notifica deve essere corredata diverse documentazioni/dichiarazioni, tra cui:
- Analisi del suolo prima dell’apporto dei fanghi se lo spandimento viene effettuato su terreni su cui non era mai stato effettuato prima e dopo l'apporto dei fanghi qualora il terreno il terreno sia già stato oggetti di spandimenti precedenti
- Relazione scritta di un agronomo
- Dati dell'impianto di produzione dei gessi
Ricordiamo che alcuni Comuni, in assenza di norme specifiche, hanno emesso ordinanze per limitare l’utilizzo, per quanto di competenza comunale (Qui alcune delle ordinanze raccolte CLICCA QUI )
E’ inoltre in fase di stesura il decreto ministeriale per il riutilizzo dei fanghi in agricoltura, per il riordino della normativa relativa alla gestione dei rifiuti costituiti da fanghi di depurazione, con particolare attenzione al loro riutilizzo in ambito agricolo.

Con D.D. n. 854_ dell’11/11/2025 è stato approvato l’avviso per la presentazione telematica delle domande di indennità per la conservazione del patrimonio tartufigeno regionale e dei relativi allegati. La stessa è pubblicata sul B.U. n. 46 del 13 novembre 2025, ed è scaricabile dal sito: Patrimonio tartufigeno. Si tratta della concessione di una indennità rivolta ai proprietari o possessori di terreni in cui sono presenti alberi da tartufo, o alle associazioni di raccoglitori che li conducono a titolo di proprietà o di affitto.
Lo scopo è la conservazione di ciascuna pianta con capacità tartufigena di Tuber magnatum Pico (Tartufo Bianco) secondo uno specifico piano di coltura e conservazione, permettendo nel contempo la libera raccolta dei tartufi su questi terreni.
Le domande potranno essere presentate entro il 27 gennaio 2026.
Come per il precedente bando, la presentazione della domanda di indennità per la conservazione del patrimonio tartufigeno regionale potrà essere effettuata esclusivamente tramite il servizio informativo, disponibile in rete al seguente indirizzo CLICCA QUI, seguendo le istruzioni del manuale disponibile alla homepage del servizio.